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Bacchanalia, a Tiriolo una festa in onore di Bacco, della storia e della cultura

Bacchanalia è intreccio di storia, cultura e tradizione che rivivono nel segno dello spettacolo e del divertimento, veicoli che, più d’ogni altra cosa, riescono a condurre alla scoperta della magnificenza antica. Amministrazione Comunale e Pro Loco, in collaborazione con l’Associazione Chiave di Sol e l’Associazione Teura, hanno sapientemente costruito un viaggio che, partendo dall’intrattenimento contemporaneo, riuscendo così ad attrarre spettatori d’ogni generazione, porta alla luce una lunga storia di grandi fasti antichi. Fasti che resero Tiriolo, la Calabria, e guardando più in là l’intero Meridione d’Italia, la culla della civiltà moderna.

L’orgoglio d’esser stati Magna Graecia è la ricchezza da cui ripartire, tesoro autentico da cui attingere per esser nuovamente grandi. La comunità di Tiriolo ha sviluppato il senso più alto del “turismo”, che è innanzitutto conoscere e raccontare le proprie radici, facendo leva su esse per aprirsi al mondo. Così, nel segno dell’antico popolo che s’insediava nella Calabria citeriore, i Bretti, calabresi veraci già d’allora per attaccamento testardo alla propria terra, e che fortezza proprio in quel di Tiriolo costruirono, per tre sere s’è festeggiato e brindato in onore di Bacco, dio del vino, nell’intenzione di far rivivere, 2200 anni dopo, il rito del Bacchanalia. Rituale propiziatorio che i Bretti offrivano a Bacco e che, come si evince da una tavoletta di bronzo inciso ritrovata nel 1600 a Tiriolo, fu bandito con decreto del Senato romano, in un editto che mirava a punire proprio gli autoctoni resistenti abitanti della Calabria ed il culto del dio Bacco. Una terra, quella dell’istmo che s’insinua tra i due mari Ionio e Tirreno, di un fascino nascente dalla sua storia magna, in cui si rinviene traccia anche di Ulisse e del suo incontro con Nausicaa. Secondo eminenti studiosi, in quell’istmo calabrese apparentemente aspro e selvaggio vi sbarcò Ulisse, con riverenza e benevolenza accolto e trattato da ospite dal magnanimo Alcinoo. La Terra dei Feaci. Nel segno d’una accoglienza fin dall’antichità tratto distintivo del popolo calabro di allora come quello di oggi, giornate in cui Tiriolo accoglie visitatori da tutta la Provincia per ridar vita, dopo due millenni, alla mistica festività della Bacchanalia.

Una passeggiata nella parte storica del borgo antico tiriolese, vie strette in cui si respira la purezza di una comunità che si concede all’attenzione del visitatore, lasciandosi ammirare nelle sue più tradizionali vesti. Bacchanalia è vetrina di lavorazioni artigianali antiche, vera arte nei tempi odierni dell’industrializzazione d’ogni cosa, di sapori nostrani che, fin dal profumo intenso di casareccio, allietano i sensi, accompagnati rigorosamente da un buon bicchier di vino. “Assaggi e Paesaggi Infiniti”, è Bacchanalia. Musica e colori di una mattina tiriolese che si fondono nell’Inno all’Aurora, la rappresentazione dell’incontro tra Bacco e Arianna, tanta buona musica nell’arco di una tre giorni conclusasi con l’esibizione di Cisco, storico frontman dei Modena City Ramblers, avviatosi verso una carriera solista. “La voce dei Modena s’è fermata a Cisco”, sussurrava qualche appassionato, evidentemente nostalgico dei concerti in cui il cantante di Carpi si esibiva con MCR. Non s’è interrotta, invece, la storia dei Bretti: “I Bretti siamo noi”, sembrano sussurrare i tiriolesi. È indissolubile il filo che ci congiunge ai nostri avi, capaci loro di meritarsi l’appellativo “magni”. Che sia Bacchanalia propiziatorio e regali un futuro migliore per questa Calabria che non piange ma vive ripartendo da sé stessa, da ciò che fu capace di essere. Ed allora viva il buon vino, che Bacco sia con noi.

Salvatore Remorgida

già pubblicato su www.Infooggi.it

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