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Liberazione, libertà, legalità

Non passano quasi mai invani gli incontri con i più giovani. Solitamente tracciano, in qualcuno, nuovi confini e consapevolezze che, da grandi, ritroveranno vita in carriere brillanti ed atti di coraggio. È l’augurio di tutti. Il problema degli incontri, è che non bastano mai. Tanti, anche se sempre meno, i giovani e troppi gli argomenti da trattare. Ma occorre iniziare a dare, fin dalle più tenere età, a ragazze e ragazzi sfaccettature e punti di vista che, ed è un paradosso nell’epoca della ipercomunicazione, altrimenti non arrivano, schiacciate da valori più superficiali quanto però avvertiti, dai giovani, necessari.
Ed allora, pur come una goccia che poggia nella vastità dell’oceano ma comunque turba le sue acque, anche fosse solo per un secondo, parlare alle future donne ed ai futuri uomini di legalità è solo il primo dei mattoncini che contribuiscono a formare le loro coscienze. È dovere, non solo di educatori e genitori ma di una intera società civile che coltiva l’ambizione di rimanere tale, regalare tempo ai propri ragazzi, futuri cittadini, insegnando essi i valori della libertà e della convivenza, staccandosi dalla sensazione comune, la moda della gratuità, che avvolge oggi un valore fondante come la libertà: la consapevolezza del sacrificio per essa, la non irreversibilità della conquista, l’importanza di queste che non giace dinanzi ad una cultura della forza e dell’arroganza, non esse libertà sebbene appaiano come tali, ma solo prima via per raggiungere una civiltà dello scontro, che non risparmia nessuno.

Nei tempi in cui si mette in discussione la Festa della Liberazione, deve trovare spazio il moto di chi lotta per esser libero, ogni giorno od anche una volta soltanto nella propria vita. Devono trovar voce le storie di comuni eroi, che abbracciano all’alba il Sole per un tozzo di pane, o per difendere un’ideale, che non è una Festa, non è un partito, è vita vera. La legalità è vita vera. Quasi mai parole, la legalità è azione e guerra, è un fronte aperto in cui combatte chi è in divisa o porta sulle spalle una toga, chi non cerca vie traverse e chi non china il capo, chi vive la sua vita fra la gente e mai contro la gente. E se i ragazzi son tempestati di esempi di facile vittoria, tocca a noi adulti dirgli che di solito essa stessa dura poco. Se il racconto è del mafioso ricco e onnipotente, allora occorre mostrargli che la mafia è quasi mai luce ma è piuttosto il buio di una tana. Se qualcuno insegna ai ragazzi che lo Stato esiste solo sui libri e che dovranno, infine, cavarsela da soli, forse è il caso di mostrargli le scuole brulicanti di ottime maestre e maestri, le università, gli ospedali che funzionano, perché lo Stato non uccide, le biblioteche, le autostrade non frantumate dal tritolo, i luoghi del sapere e della cultura che non ti rendono mai schiavo di alcunché. Occorre mostrargli le carceri, perché comprendano che lo Stato esiste ed è custode di un dono, la libertà, che si consuma e quasi mai si rigenera. E di cui prendersi cura.

Non cederemo, allora, al silenzio: ai ragazzi ed alle ragazze mostreremo, ancora donne di cui andar fieri, e uomini il cui ricordo tinge, sui volti, un sorriso ed una lacrima, ancora venti e più anni dopo. Troveremo rifugio sicuro nelle parole di Pertini, “meglio una democrazia imperfetta che una dittatura perfetta”, e tutto si riduce qui: abbiamo ciò creiamo, e nient’altro, niente più, per cui ci impegniamo. Se domani sarà migliore, occorre deciderlo ora. E se sarà migliore, sarà per merito di chi, varcando la porta di una scuola, ha potuto stupirsi dinanzi allo splendere della libertà.

Post ispirato all’incontro “La legalità raccontata ai ragazzi”,
con la Dr.ssa Erica Lavecchia, la Dr.ssa Veruska Pingitore, il Sindaco Mario Amedeo Mormile, il baby Sindaco Luigi Esposito, Nadia Lorusso, Salvatore Remorgida, Don Giuseppe Biamonte, Rosà Marchio, gli alunni delle Scuole di Soveria Simeri e Francesca Zungrone.

Soveria Simeri,
Giovedì 21 marzo 2019

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