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Scuola, ricerca tecnologica e salute: allo Scalfaro di Catanzaro sviluppato dispositivo anti-smarrimento per persone affette da demenza

Per chi è di Catanzaro, o della vicina provincia, non è, certamente, una novità parlare in certi termini, assolutamente positivi, dell’Istituto Tecnico Industriale. Fra le scuole può antiche del capoluogo, migliaia di giovani negli anni hanno conseguito il diploma nell’istituto che porta il nome di Ercolino Scalfaro. Fra questi, anche chi vi scrive ha avuto l’onore di sedere fra i banchi dell’Itis, oggi Istituto Tecnologico. Ne conservo ancora piacevolissimi ricordi, di compagni come di professori, di episodi e finanche di un edificio che, accogliendoti con la sua maestosa scala, ti dava già l’impressione di eleganza e, soprattutto, autorevolezza. Ho conosciuto menti eccellenti, ma anche uomini e donne, di professione docenti, ma che non hanno perso l’occasione di diventare amici, fratelli maggiori di quegli anni. In questi giorni, ho avuto l’occasione di reincontrarne qualcuno, il Professore Raffaele Teducci, di cui avevo già letto su qualche rivista il suo esser stato guida di un progetto che la sua classe 5 G aveva affrontato su un tema particolarmente delicato, la demenza. Tutto in sinergia con l’associazione RA. GI., anche grazie all’impegno profuso dalla Dottoressa Elena Sodano, associazione che sul tema si è mostrata particolarmente sensibile. E non potevamo rinunciare a parlare, anche noi, di questo young team, nello spazio dedicato alle eccellenze calabresi. 

Lottare contro il wandering, dramma collaterale per chi soffre di demenza, quella tendenza a vagare senza però che la mente aiuti nell’orientarsi, è un’urgenza che può combattersi solo alleandosi con la tecnologia. Su questo i ragazzi, prossimi al diploma dell’indirizzo informatico, hanno deciso di puntare: realizzare un dispositivo antismarrimento di geolocalizzazione, indossato dal paziente stesso, che, nel caso si dovesse perdere, può essere rintracciato dai familiari istantaneamente, tramite l’utilizzo di un collegamento ad una pagina web o tramite un’applicazione per dispositivi mobili. Due le direzioni percorse: una sfruttando la tecnologia degli smartphone Android, dove la programmazione in ambiente Android Studio ha portato ad una App, e l’altra attraverso un componente hardware implementato su scheda Arduino.  


Due le componenti essenziali dell’App Android:

– Activity Main: attraverso il ricevitore GPS integrato su tutti gli smartphone, sul display vengono visualizzati i dati sulla posizione del dispositivo hardware, consegnato al paziente, in termini di coordinate latitudine e longitudine. Con il pulsante S.O.S., il paziente potrà autonomamente inviare un SMS di richiesta di aiuto, rendendo il dispositivo più versatile in quanto potrebbe essere utilizzato anche per altri scopi;

– Broadcast Receiver: questo secondo componente, agisce in modo trasparente (invisibile) all’utente del dispositivo, ha il compito di intercettare eventi particolari, nel nostro caso le chiamate in arrivo, riconoscere il numero telefonico del mittente e, nel caso in cui dovesse coincidere con il numero telefonico del familiare o del tutore del paziente, interrompere la chiamata e inviare automaticamente un SMS sul telefonino del familiare/tutore contenente un messaggio con il link all’applicazione Google MAPS; cliccando sul link l’applicazione Google MAPS consente di rintracciare la posizione del paziente e di avviare la funzione di navigazione satellitare per poterlo raggiungere.


Circa il dispositivo realizzato su Scheda Arduino Uno (ma è già in cantiere la volontà di sviluppare un sistema meno ingombrante e più ergonomico su Scheda Arduino Nano), evidentemente più complessa la spiegazione, cui ci rifacciamo interamente alla descrizione che è stata pubblicata su una rivista specializzata di settore. 

Per quanto riguarda questo secondo approccio”, si legge su Icted Magazine, “è stato realizzato un dispositivo hardware ad hoc utilizzando i seguenti dispositivi:

Shield Arduino GSM/GPS/GPRS;

Scheda Arduino Uno REV3 con Microcontrollore ATMEGA328;

Scheda SIM con possibilità di inviare SMS;

Batteria di alimentazione 9V ricaricabile.

[…] Il funzionamento di questo secondo dispositivo è identico a quello illustrato per il primo dispositivo: il familiare/tutore del paziente effettua una chiamata all’utenza telefonica della SIM inserita nel dispositivo hardware, il dispositivo intercetta la telefonata e, nel caso in cui il numero chiamante dovesse coincidere con il numero telefonico del familiare o del tutore del paziente, invia automaticamente un messaggio identico a quello visto in precedenza. Una volta ricevuto il messaggio, normalmente dopo pochi secondi, il familiare/tutore può, cliccando sul link, localizzare, tramite l’applicazione Google MAPS, il luogo in cui si trova il paziente. Per quanto riguarda il software di controllo del dispositivo è stato realizzato utilizzando l’ambiente di sviluppo per Arduino”. Ovviamente, non ci addentriamo in tecnicismi che non sono nostri e cui rinviamo alla rivista ma, soprattutto, a ragazzi e professori, protagonisti di tutte la fasi, dalla programmazione fino alla implementazione. 


Un lavoro egregio, dai risvolti che potrebbero essere effettivamente salva-vita, per una malattia che non riserva sconti e resta tra le più crudeli. Fra le mura storiche dell’Industriale, nuove forze si affacciano al mondo degli adulti: i calabresi di domani, per nessun motivo domi ad alcuna rassegazione, che saranno protagonisti del futuro. In una terra dalle poche opportunità ma, nonostante, non lontano da qui. Sperano, anzi ci provano, professori come Teducci: “la speranza è quella di creare i professionisti di domani, che restino in questa terra e la cambino, la migliorino”. C’è da ringraziare i ragazzi, che hanno prestato tempo ed impegno ad un fine nobile, i professori tutti ed un dirigente giovane come il Professor Sanzo, capace di rendere ancor più un istituto scolastico già affermato, un centro delle opportunità e della ricerca. Perché la scuola non resti formule e libri, ma diventi formazione. A tutto tondo.

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