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I nostri sogni d’anarchia. Moriremo d’europee?

Il 2 giugno del 1946 l’Italia sceglieva la repubblica e si lasciava alle spalle una dittatura ed una famiglia reale imbarazzante.

Il 2 giugno del 1981 ci lasciava Rino Gaetano e i suoi sogni d’anarchia.

Il 2 giugno del 1985 Salvatore (mio padre) sposava Caterina (mia madre).

Il 2 giugno 2019 riprendo la penna in mano – dopo un lungo digiuno – e scrivo nuovamente di politica.

Le elezioni europee ci hanno consegnato una Lega Nord/Sud/Ovest/Est sopra il 30% ed un Movimento Cinque Stelle estremamente ridimensionato. Si tratta di elezioni europee – in cui tra l’altro di Europa si è parlato nulla – ma, chiaramente, le implicazioni politiche sul governo del cambiamento non potranno che essere pesanti, almeno in termini di equilibri interni.

Questo governo ‘anarchico’, che, dopo anni e anni di governicchi tecnici eterodiretti, è riuscito ha dare corpo alla voglia di cambiamento di milioni di elettori, riuscirà a sopravvivere al terremoto elettorale? Probabilmente sì. Nessuno dei due ‘coniugi’ sembra veramente interessato al divorzio.

Ma torniamo ai risultati. Un Salvini che vince con percentuali bulgare da Roma in su e prende centinaia di migliaia di voti al Sud (per la legge che spoglia Gesù per vestire i Savoia, come direbbe Federico Salvatore). Il popolo si è espresso e lo ha fatto chiaramente e, a mio parere, le urne hanno sempre ragione. E spesso danno ragione a chi sa fare meglio politica. Si può certamente contestare il modo in cui Salvini fa politica, ma certamente non possiamo negare che la sappia fare meglio degli altri, o almeno meglio del M5S.

Ho letto negli ultimi giorni post sprezzanti su quei milioni di italiani che – ottusamente dal mio punto di vista – hanno votato Salvini.

Ci sta l’ironia verso chi vede il rinnovamento in una forza politica che ha attraversato la seconda repubblica per intero ed è adesso protagonista della terza repubblica avanzata.

Ci sta sfottere chi vede in un leader tutto felpe, Instagram e porti chiusi il profeta del rinnovato orgoglio italico ed il difensore della sovranità nazionale (lui che fino all’altro ieri ne voleva due di Italie).

Ci sta tutto, ma il loro voto vale – per fortuna – come quello di noi illuminati intellettuali sfaticati. È il cardine della democrazia da cui non si può e non si deve prescindere. Discreditare e buttare fango su intere comunità che hanno votato per il loro Capitano vuol dire negare quei valori di democrazia e partecipazione che, almeno a parole, diciamo tutti di volere difendere.

È proprio quell’insopportabile boria da radical chic col kashmirino, il vino biodinamico, la lotta di classe, la meritocrazia (coi figli degli altri), a permettere a Salvini di prendere milioni di voti. Siete antipatici e la gente, ad ogni tornata elettorale, ve lo ricorda.

Questo è una parte, ma non è tutto.

C’è poi la paura. Diceva John Lennon: “Ci sono due forze motrici fondamentali: la paura e l’amore. Quando abbiamo paura, ci ritraiamo indietro dalla vita. Quando siamo innamorati, ci apriamo a tutto ciò che la vita ha da offrire con passione, entusiasmo, e l’accettazione”. La nostra è purtroppo l’epoca della paura e su quella paura c’è chi, come sempre, costruisce le sue fortune elettorali.

C’è infine la tendenza italica ad innamorarsi dell’uomo solo al comando. Noi siamo, di cuore, una repubblica presidenziale, anche se il nostro sistema costituzionale si ostina a non riconoscerlo.

E che ne sarà di noi? Che ne sarà del Movimento Cinque Stelle?

Semplicemente si paga una leadership inadeguata, a cui però non c’è alternativa; un gruppo di parlamentari spesso assenti dai territori (un mio caro amico mi ricorda, a ragione, di come il Movimento sia un miracolo ed io amo aggiungere che infatti nelle truppe grilline ci sono parecchi miracolati); la mancanza di temi alternativi alla retorica salviniana (vedi come esempio l’uscita odierna del Presidente della Camera); l’incapacità di comunicare le cose buone che si sono fatte.

Non temete, miei prodi, il Movimento non è morto.  Negli ultimi dieci anni lo abbiamo dato per morto almeno 4/5 volte e ci siamo sempre sbagliati. Si deve semplicemente decidere di fare, finalmente, politica.

Detto ciò, buona festa della Repubblica a tutti (cani, gatti, volpi e leocorni inclusi, così Fico è contento).

Author: DOMENICO GIANNINO

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo. Sono dottore di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università della Calabria. Vivo a Londra dove – oltre and insegnare diritto in diverse università – sono ricercatore presso l’Institute of Latin-American Studies. Da diversi anni collaboro attivamente con vari blog in Italia e nel Regno Unito, scrivendo di politica, diritti umani, beni comuni e tutela dell’ambiente.

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