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Dalla Montagna alla Costa. Nord – Sud – Ovest – Est … e il Semaforo

In Calabria. Si, in Calabria può capitare che in un banalissimo venerdì sera, al tuo rientro a casa, mentre ti accingi a consumare la tua cena dopo 12 ore no-stop di lavoro al pc, ti ricordi di aver salvato da qualche parte sul tuo cellulare un appuntamento che non puoi perdere. Nonostante l’ora ormai tarda, mandi un messaggio al povero Salvo che, con la solita grande disponibilità ti “accoglie” nel gruppo e ti saluta con un “ci vediamo domani”.

Domani è un sabato mattina. Sveglia alle 6.30, colazione abbondante, prepari il pranzo al sacco, ti armi di zaino e bastoncini ed esci di casa. Prima di salire in macchina dai uno sguardo verso est, verso quel mare che ti fermi ad osservare tutte quelle mattine in cui il cielo è terso, come oggi.

E’ ora di partire; sali in macchina e ti dirigi verso il punto di ritrovo, il “Semaforo”: no, non è l’apparecchio che regola l’andamento del traffico veicolare agli incroci, ma un noto bar/pizzeria/ristorante, da sempre punto di riferimento per tutti gli appassionati di montagna (me compreso) che da Catanzaro salgono in Sila; sulla nostra bussola i punti cardinali sono NORD – SUD – OVEST – EST … e IL SEMAFORO.

Dopo i saluti e le presentazioni, consumata un’ulteriore colazione (al semaforo è d’obbligo), fatto l’appello, ci si dirige con le macchine verso il punto di accesso di quello che sarà il percorso di oggi: “13 km di lunghezza, 5 ore di durata e dislivelli di 420 m di ascesa e 430 m di discesa” (cit.).

Parcheggiato le macchine, dopo poche centinaia di metri ci si inoltra nel bosco; una salita, una discesa, una nuova salita e si sbuca in una radura che è una sorta di antipasto di ciò che ammireremo oggi.

Dopo una breve sosta alla “fontanella dei pastori” per riempiere le borracce, ad una quota di 1611 metri slm, ci dirigiamo verso le sorgenti del fiume Crocchio. In questi luoghi, sotto i nostri piedi affiorano le prime acque di uno dei più importanti fiumi della costa ionica catanzarese.

Da qui ci si sposta per andare ad ammirare quello che era uno dei principali simboli di questi luoghi, il gigante Prometeo: era uno splendido esemplare di abete bianco di dimensioni e longevità eccezionali; con i suoi circa 900 anni di età, i suoi 35 metri di altezza e i suoi 10 metri di diametro, dominava l’intera vallata. “Era”. Perché è stato incendiato dalla mano di uomini avidi e ignoranti nel 2001. Davanti a tale scempio siamo rimasti basiti, assorti in un silenzio spontaneo durato alcuni secondi, prima di proseguire il nostro viaggio.

La tappa successiva è la valle del Piciaro: per arrivarci attraversiamo dei fitti boschi di faggio misto ad abete bianco (vegetazione tipica della zona), all’interno dei quali sembra già sera. Durante questo tragitto, nel silenzio della foresta, alcuni membri del gruppo odono in lontananza degli ululati (di lupi?).

Man mano che la foresta si dirada cominciamo a scorgere la vallata e i ruderi del “Piciaro”.

Da qui ci spostiamo in direzione Valle del Fiume Tacina, un altro importante corso d’acqua che sfocia nello Ionio, in provincia di Crotone. Imbocchiamo un sentiero che sbuca nella vallata in maniera quasi improvvisa: lo spettacolo che si mostra ai nostri occhi è indescrivibile, un quadro dipinto da mani abilissime. Dopo qualche secondo, necessario per riprenderci dallo stupore, realizziamo che ora in quel quadro ci siamo anche noi!

Respiro profondamente e assimilo quegli odori di timo serpillo, di funghi, di resine balsamiche secrete da pini e abeti, di foglie di faggio bagnate dalla pioggia dei giorni precedenti. Ascolto i rumori dell’acqua che scorre lentamente nel vicino torrente, del vento che attraversa il bosco alle nostre spalle, di campanacci delle vacche in lontananza. Cerco di catturare con lo sguardo, in quei pochi secondi che ho a disposizione, quanto più paesaggio possibile.

Pochi minuti di sosta e si si riparte. Proseguiamo la nostra marcia e giungiamo in un punto panoramico spettacolare: una vera e propria “finestra” sulla Valle del Fiume Tacina: uno spuntone roccioso che affiora sotto un faggio fa da davanzale sul quale ci sporgiamo per gustare appieno il panorama: il forte vento che soffia lungo la vallata non ci permette di contemplare a lungo quelle bellezze che la natura ci ha generosamente riservato, ma rimaniamo quanto basta per imprimere nelle nostre menti (e nei nostri dispositivi fotografici, ndr) le immagini di quei luoghi.

Troviamo un posto riparato dal vento per una breve sosta. Dopo esserci rifocillati ripartiamo alla volta della valle del Torrente Pisarello. Una salita abbastanza ripida mette alla prova le nostre ginocchia, ma come sempre in questi casi, lo sforzo è ampiamente ripagato dal panorama che si scorge subito dopo, non appena si valica lo spartiacque e si accede alla valle del “Pisarello”. Gruppi di faggi, con i colori delle foglie che cominciano a virare dal verde al rosso, fanno da coreografia sui pendii della vallata. Rimaniamo anche qui qualche secondo in contemplazione, poi di nuovo in marcia sull’ultimo tratto del percorso che ci riporterà al punto di partenza.

Uno sguardo al cielo ci fa capire che gli ultimi 2 km rischiamo di farli sotto la pioggia, ma la cosa non importa a nessuno, perché nel frattempo attraversiamo dei promontori che ci permettono di godere ancora del panorama e ammirare in lontananza il monte “Scorcia Vuoi” e, immerso nella nebbia che nel frattempo è iniziata a calare, il “Femminamorta”. A questo punto, dopo le prime gocce di avvertimento, ecco che arriva puntuale la pioggia, a rendere ancora più “wild” questa splendida giornata. Indossati i K-way, marciamo, chiudendo l’anello, verso la conclusione di questo sentiero, che resterà nei ricordi di tutti noi.

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