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Ma tu credi? L’uomo che, forse, conosceva Dio: note minime sull’importanza della fede

Porto attaccato al collo una collana con due medaglie: una rappresenta San Donato, l’altra è una moneta da 5 lire con un aratro sopra.

Le cinque lire, regalatami da mia nonna il giorno della mia laurea, rappresentano per me due cose: quando sono di buon umore il forte legame con la terra; quando invece, spesso, sono di umore grigio tendente al nero, la moneta rappresenta il valore del resto del genere umano.

San Donato è, suo malgrado, più problematico. La domanda che mi viene fatta – a volte con stupore, a volte con repulsione – è sempre la stessa: ma tu credi?

Ciò fa scattare il solito automatismo: sorrisino da bullo e mi scorrono davanti agli occhi i fotogrammi di Radiofreccia, un vecchio film di Luciano Ligabue. Un giovanissimo Stefano Accorsi che, poco prima di far partire Rebel Rebel di David Bowie, alza il fader del microfono e dice: “… anch’io credo…Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards…”.

In che cosa crediamo? Perché crediamo? E, ancor di più, cosa ne sappiamo di Dio?

Viviamo tempi strani in cui l’apatia, il lamento e l’ignavia sembrano farla da padrone. Ma visto che non ci teniamo a passare il resto dei nostri giorni come quelli “che mai non fur vivi” – costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo una insegna, che corre velocissima e gira su se stessa, punti e feriti da vespe e mosconi – è necessario cercare delle risposte. Esaustive? Ma certo che no! Stiamo parlando di Dio, mica bazzecole.

Partiamo dalla domanda apparentemente più complessa: cosa ne sappiamo di dio? Qui ci viene in soccorso quel sant’uomo di Sant’Agostino che, dopo tanto pensare e ripensare, si è accorto che Dio non è alla nostra portata. Dio è inconoscibile alla ragione naturale quindi – se non avete particolari capacità mistiche – meglio lasciar perdere. È una questione di fede: se hai fede sei salvo, diversamente sei perduto.

La prima delle domande è quella che si apre alle più disparate risposte. Lo spettro di credenze – palesi o ben mascherate – convinzioni, idee su cui facciamo affidamento quotidianamente sono infinite. Viviamo le nostre giornate attorno ad una struttura ben calibrata di fedi che ci permettono di capire il mondo, oppure di travisarlo; sopportare gli altri e noi stessi; trovare la bellezza nel mondo e combatterne le brutture. Leggiamo la realtà attraverso la nostra mappa di fedi che – seppur la mappa non rappresenta mai il territorio – ci aiuta almeno a sentirci maggiormente a nostro agio. Anche in questo caso è una questione di fede: se hai fede sei salvo, diversamente sei perduto.

Infine vi è la domanda più bella di tutte: perché crediamo? Qui il discorso diventa abbastanza complesso.

Una delle costanti della storia del genere umano è data dal fatto che culture diverse, in posti ed epoche diverse, hanno sempre avvertito il comune bisogno di un sistema di fedi. Tale sistema ha sempre avuto lo scopo di fornire un senso al mondo, alla vita, alla società. È questo quello che accomuna la politica, la religione, la filosofia: tutti sistemi di fedi con la finalità di dare uno scopo.

Siamo dei cercatori di senso nel mare della vita. Come sempre è una questione di fede: se hai fede sei salvo, diversamente sei perduto.

Author: DOMENICO GIANNINO

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo. Sono dottore di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università della Calabria. Vivo a Londra dove – oltre and insegnare diritto in diverse università – sono ricercatore presso l’Institute of Latin-American Studies. Da diversi anni collaboro attivamente con vari blog in Italia e nel Regno Unito, scrivendo di politica, diritti umani, beni comuni e tutela dell’ambiente.

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