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La fine dell’innocenza

Sono i duri giorni della scoperta, quest’ultimi. Alla fine di questa crisi, avremo perso l’innocenza, avremo conosciuto la paura ed il desiderio.

La maggior parte fra noi fissa incredulo le immagini dal fronte, le corsie di ospedali strapieni ed i reduci che portano piaghe sul volto, segni di turni infiniti in cui la missione domina di gran lunga la stanchezza. Stiamo assistendo a scene che, fino all’altro ieri, avevamo visto solo sugli schermi dei nostri televisori. Quella sorta di protezione mentale per cui queste cose succedono sempre agli altri, in qualche remoto angolo del paese, non funziona più. Sta succedendo a noi e sta succedendo ora.

Il nostro Paese sta affrontando una delle più grandi crisi che una democrazia moderna ricordi. E, nonostante tutto, si sta riscoprendo comunità. 

Certamente, non sono giorni facili. Nessuno fra noi si è potuto sottrarre alla ridefinizione dei confini delle proprie abitudini. Tutti uguali, per una volta, dinanzi ad un male che abbatte ogni classe sociale e rende ognuno uno fra i pari di una comunità tenuta insieme dalla paura. E il paradosso di questi giorni della responsabilità si segna proprio lì, fra l’unitarietà necessaria dei comportamenti imposti per vincere la battaglia e la distanza che deve, comunque, restare tracciata da uomo a uomo. Stavolta così uniti eppure, forse, mai così distanti.

Stiamo scoprendo tutti, noi figli di questa nostra generazione dei valori ereditati, quanta libertà siam disposti a scambiare con la sicurezza. E siamo già nostalgici del dolce gusto dell’autodeterminazione e ora più consapevoli dell’insostenibile prezzo dell’anarchia regalata ai peggiori figli di questa Terra, incapaci di giudicar da sé ogni male. Certo, la paura ha portato una minoranza a scappare da un Nord Italia dove non c’è più posto per stipare i morti. La paura è inevitabile, è umana e ci accompagna nelle scelte: ma, tuttavia, nello scegliere si può decidere come affrontarla. Li comprendiamo, forse, ma non li giustifichiamo. Non sarebbe giusto nei confronti di chi questa merda di malattia la sta affrontando con totale abnegazione nelle corsie degli ospedali. Eroi contemporanei, i nostri eroi. È una guerra che combattono veramente solo i pochi fra noi armati delle sole competenze, questa. E abbiamo scoperto solo oggi, forse, che non era solo retorica quando i soliti auspicavano che maggiori risorse finissero nella ricerca scientifica, che tali competenze rafforza, e che la sanità non fosse derubricata a mero costo da uno Stato fondato sulla spending review, nuovo imperativo categorico dei signori del rigore. Sì, in fondo avevamo già temperato l’indole umana che tende all’autodeterminazione, quella stessa indole che il contratto sociale aveva trasferito al Leviatano, sulla base del valore della “necessità”. Ed è sul significato intrinseco di quest’ultimo che dottrine si sono scontrate, guerre combattute, imperi si sono costruiti ed uomini sacrificati sull’altare della ragion di Stato. Ma chi può dirsi capace, oggi, di agir per ragion di Stato? Chi, dalle sue mani unte di potere, può scagliare freddi numeri contro la vita, in nome di un interesse superiore che oggi è chiamato “mercato”?

Noi riteniamo che di questi eroi in mascherina dovremmo ricordarci ogni qual volta qualche genio neoliberista ci propone miracolose ricette economiche a suon di tagli ai diritti sociali.

Noi non siamo come i contabili tedeschi, non siamo come i businessmen inglesi, noi siamo figli del Rinascimento. L’uomo e il suo benessere deve essere il centro di qualsiasi azione Politica degna di questo nome. L’uomo al centro della nostra idea di civitas.

#AndràTuttoBene, ne siamo convinti. 

È proprio nei momenti di difficoltà che la nostra variegata e colorata accozzaglia di genti e odi campanilistici riesce a dare il meglio. Sembrerà eccessivo scomodare gli eroi di Vittorio Veneto – i diciassettenni, la gloriosa classe del 1899, che misero in ginocchio un nemico considerato invincibile – ma forse non lo è. Anche oggi siamo in guerra, solo che il nostro esercito indossa mascherine e camici, e il nostro nemico è ancora più infido, è invisibile, uccide senza nemmeno dare l’onore della battaglia.

#AndràTuttoBene, ne siamo convinti. 

Andrà tutto bene, perché gli operatori della sanità – nonostante decenni di tagli orizzontali – stanno dimostrando una abnegazione, una tenacia, un attaccamento alla vita dei lori pazienti, che definire eroici sarebbe riduttivo. Altro che siesta…

#AndràTuttoBene, ne siamo convinti. 

Andrà tutto bene, perché la nostra classe politica – dal presidente Mattarella ai sindaci ogni giorno in trincea a combattere, spesso con mezzi scarsi, un nemico che non fa prigionieri ma solo vittime – sta mostrando, salve rare e vomitevoli eccezioni, una ‘cazzima’ e un’unità d’intenti di cui non la credevamo capace. Stanno dimostrando di essere una spanna sopra i loro colleghi Europei che, con un raggelante cinismo, parlano della morte di migliaia di loro cittadini, come se stessero parlando di uno stupido disavanzo di bilancio.

#AndràTuttoBene, ne siamo convinti. 

Andrà tutto bene, perché la gente sta creando comunità. Sulle chat, sui balconi la gente si dice che si vuole ben ed è bellissimo. Il riscoprirci più fragili, mortali, sta contribuendo a buttare giù un sacco di muri che la nostra boria da invincibili aveva contribuendo a creare.

#AndràTuttoBene, ne siamo convinti. 

Andrà tutto bene, nonostante i nostri ‘fratelli europei’. Mentre il governo cinese ci ha donato 1000 ventilatori polmonari, 2 milioni mascherine protettive e 20000 tute protettive; Francia e Germania bloccano le esportazioni degli stessi materiali; l’Austria istituisce controlli super-severi alle frontiere; Christine Lagarde ‘aiuta’, se non causa, la peggiore performance di sempre della nostra borsa.

A pensare male si fa peccato, però spesso ci si azzecca. Il governatore della BCE non è stato ingenuo, ha detto solo quello che pensa. Il suo curriculum tutto Fondo Monetario Internazionale e pasticci neoliberisti parla al posto suo.

L’era del ‘whatever it takes’ di Mario Draghi è finita. La BCE torna a fare quello per cui è stata creata che – e su questo la Lagarde ha ragione – non è calmare gli spread.

C’è un fatto decisamente nuovo, in questa crisi sanitaria che sarà sicuramente crisi economica: anche le borghesie, più o meno ricche, i loden, i ceti politici e burocratici meno popolari, gli uomini di finanza, tutti gli italiani, segnano l’inutilità (stavolta anche dannosa) di questa sovrastruttura monetaria europea. In questi giorni, la mia generazione sta conoscendo il valore della sovranità e pagando sulla pelle dei propri cari il dazio dello scriteriato cedimento al vincolo esterno. In tutta la sua evidenza, appare chiaro un assioma che abbiam dimenticato: non v’è alternativa alla sovranità costituzionale. Non v’è alcun peccato mortale, nel parlar di sovranità. Semmai, è della cessione della stessa che, ormai, si parla poco: e se i politici di casa nostra debbono portare il peso della responsabilità, è proprio di fronte a questa mancanza di coraggio che possono imputarsi.

Questa non è l’Europa che sogniamo. Questa Europa, tutto metodo intergovernativo, non è l’Europa di Monnet e Spinelli. Fuori i mercanti dal tempio.

Ricordiamocene dopo che la tempesta sarà passata. Oppure, ‘rutta pe rutta, ruppimula tutta’.

Salvatore Remorgida

Domenico Giannino

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