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Prima o Poi: un No alla ‘ndrangheta, con il magistrato Manzini, l’ onorevole Napoli e la Presidente Tulelli

C’era una forte presenza di società civile, quest’anno, all’ormai consueto appuntamento di ricordo e discussione sulla legalità che i giovani della Prima O Poi Association tengono a Soveria Simeri. La domenica soveritana del 19 luglio 2020, data indicativa perché ricorreva il 28esimo memoriale dall’agguato in cui perse la vita il Giudice Paolo Borsellino, è stato un incontro in cui pezzi della società civile si sono riuniti nella suggestiva Villa Cecilia Faragò per commemorare e lanciare i consueti e mai abbastanza moniti di speranza e lotta alle mafie.

A salutare gli autorevoli ospiti, il consigliere Pino Ionà, delegato alla cultura – il quale ha voluto ribadire la necessità dell’affermazione di una società civile sulle consorterie mafiose, forza che promana dalla definitiva attuazione della Costituzione – oltre che la consigliera Nadia Lorusso, in veste anche di adulta responsabile della associazione organizzatrice, ed il Sindaco del Comune presilano Amedeo Mormile, il cui intervento è stato un monito a superare le contrapposizioni fra poteri dello Stato dinanzi ad una guerra in cui le istituzioni debbono far fronte comune. Ha portato i saluti della sezione comunale di AVIS anche il suo Presidente, Francesco Grande.

Il tavolo dei relatori è stato impreziosito dalla presenza dell’onorevole Angela Napoli, già componente della Commissione Parlamentare Antimafia e donna simbolo di impegno civile sul territorio calabrese, il magistrato della Procura di Cosenza Dott.ssa Manzini ed, in rappresentanza dell’Associazione Universo Minori, la Dott.ssa Rita Tulelli.

Per l’ex onorevole, la pandemia è stata e continua ad essere un alibi, come spesso altre contingenze ed emergenze lo sono state, ma il suo appello è che si continui a presidiare una unica direzione, quella di lottare a testa alta le mafie, con onore: lo Stato, pur in questo periodo di pandemia, non può permettersi di indietreggiare nella lotta alla criminalità organizzata, pur mostrando debolezze che l’onorevole Napoli ha sottolineato riferendosi alle rivolte ed alle scarcerazioni, non verosimilmente ricollegabili alle colpe della volontà di una persona ma alla cedevolezza di un sistema. Se non arriviamo oggi a parlare di Patto, come di Patto si può, sentenze alla mano, parlare per gli anni tristi delle stragi, per la dottoressa Napoli si può parlare comunque di strategia.

Rita Tulelli, il cui prezioso lavoro, attraverso Universo Minori, arriva fin dentro le carceri, si è fermata per ribadire il concetto di Mafia come antistato, con regole simili a quelle che regolano le comunità statali. Anche lei richiama la Trattativa Stato-Mafia ed, ad esempio della forza nella consapevolezza della gravità delle sue affermazioni, si augura la stessa perseveranza di Borsellino nel parlare di quell’area grigia del potere mafioso che collude con i poteri dello Stato.
“Di Borsellino deve rimanere l esempio, nella vita e nei modi, di un uomo incorruttibile e di un eroe del dovere che affronta il destino”, afferma. La Tulelli si mostra felice dell’attivismo della comunità soveritana, annunciando il concorso letterario che, quasi a concludere il percorso che i ragazzi soveritani hanno iniziato nel convegno la Legalità raccontata ai ragazzi dello scorso anno, vedrà i ragazzi impegnati a raccontare, attraverso i loro occhi, la legalità.

Accorato l’intervento del Procuratore di Cosenza, Marisa Manzini. La soddisfazione del magistrato per l’evento della Prima o Poi rivela il lustro che questo regala a Soveria Simeri, dove anche le idee ed i principi di uomini martiri dell’antimafia “camminano quotidianamente”. Il 1992 è un anno particolare della vita della Manzini: è l’anno della scelta di venire a lavorare in Calabria, subito dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Una scelta che, dall’alto della sua esperienza, la porta a dire che “nel 1992 ci fu un momento i cui la Sicilia diede un colpo di reni importante, ma ciò ha determinato una crescita della ‘ndrangheta fino a divenire la più forte organizzazione criminale”. In tutta onestà, la Procuratrice di Cosenza riconosce che, nell’affrontare la criminalità, le istituzioni troppi errori ancora compiono, tanti errori che, purtroppo, quasi sembrano strategie. “La trattativa Stato-Mafia”, afferma, “non è più cronaca giudiziaria, ma una sentenza che ha statuito come ci siano stati pezzo dello Stato che hanno consentito il compiersi delle stragi di Mafia”. Auspica una nuova presa di posizione seria da parte delle istituzioni nella lotta alla criminalità, e l’abbandono di una logica che ricerca il patto perché ancora non si crede realmente nella sconfitta della criminalità:  “Ciò è grave. Ma noi stasera, la società civile, stiamo affermando l’opposto. Qui sta nascendo questa consapevolezza, che può nascere non solo dai magistrati, ma dai cittadini. Non c’è niente di meglio di manifestazioni in cui i ragazzi ci rammentano i mali e la forza delle mafie. Se sono i giovani a doverci dare lezioni su cosa sia la ‘ndrangheta, allora dobbiamo riflettere. Non è più sopportabile che pezzi della società civile vadano a braccetto con la’ ndrangheta. Dobbiamo cercare di essere consapevoli di scegliere persone che si dimostrano persone pulite. Questo è il compito della società civile, solo così potremo sconfiggere le associazioni che si pongono in conflitto con lo Stato. È importante che ciascuno di noi riesca a trovare in sé gli anticorpi per sconfiggere le mafie. Siamo sulla buona strada, se è vero che, come oggi dimostra, i giovani si impegnano”. Alla fine, un appello, anche alla luce del emergenze di questi giorni: “I fondi europei siano utilizzati per far crescere l’economia sana, e le istituzioni e le amministrazioni dovranno essere il guardiano della capacità degli uomini sani di lavorare e di espellere quelle che sono le promanazioni della organizzazioni criminali. Questa rivoluzione si può fare solo se partirà da tutti noi la voglia di cambiare. Chissà se tra una decina di anni si possa tornare in questo borgo per dirci che dieci anni fa le cose in questo Stato erano peggiori ed ora sono migliorate”.

L’evento, moderato da Rossana Talarico, giovanissima segretaria della Prima o Poi, e arricchito dall’intervento del Presidente della stessa, il nemmeno diciottenne Antonio Pisani, ha visto protagonisti anche la giovanissima Sara Scalfari, che ha illustrato la storia della criminalità organizzata e della ‘ndrangheta, e tutti i membri della Prima o Poi, generazione di adolescenti attivi e consapevoli. L’ attrice Anna Macrì ha recitato una poesia scritta, appunto, dai giovanissimi ragazzi. Sul finire, l’intervento anche di Francesca Zungrone, responsabile di AVIS Giovani, la quale ha richiamato il valore del lavoro certosino e necessario sui più giovani, ai quali mostrare che una strada alternativa è possibile e qualcuno è riuscito a tracciarla. L’attività antimafia della Prima O Poi ha colpito anche Davide Dudu Morandi, cantante dei Modena City Ramblers, che ha inviato un saluto a tutti con la promessa di un incontro. 

Soveria ha voluto offrire un’altra parte del meglio di sé attraverso i suoi prodotti identificativi, infatti si è voluto fare dono ai relatori di un cesto con prodotti tipici del nostro territorio, la sapienza e la cura nell’arte floreale di Nonsolofiori, e quello che è stato per anni il simbolo di soveria, la lavorazione del vetro soffiato.

Associazione Prima o Poi

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