Site Overlay

Peppino, Pippo ed il 5 gennaio

Per Pippo Fava, nella ricorrenza della sua morte per mano mafiosa. Per Peppino Impastato, nel giorno del suo compleanno. Con Francesca Z. abbiamo voluto immaginarli in uno ideale scambio di corrispondenza, come se un sottile filo conduttore li unisse in un ultimo abbraccio.

Peppino,

non so quanti anni avresti compiuto oggi ma so che da anni, ormai, chi continua a lottare in tuo nome ti regala nuovamente la vita. La novità è che sembra che abbian deciso di darmi l’opportunità di farti gli auguri di persona, per uno scherzo di cattivo gusto, per una resa dei conti da villani, il solito atteggiamento sbruffone dei codardi incappucciati. Pensa se ci fossimo  incontrati. Prova a pensare se, Peppino, nel mio ultimo viaggio ti riconoscessi oggi per strada, libero come sei per vocazione, ad urlare che a Catania, sì, la mafia esiste. Poi pensa se potessi avviare ancora, per un’ultima volta, quelle vecchie rotative che quasi sembra incredibile per quanto abbian fatto così paura. Descriverei, con la solita passione, non del coraggio, che puoi trovar sempre nella disperazione o magari nell’incoscienza dell’età, ma della sfrontatezza di un giovane trentenne che avrebbe potuto facilmente vivere ed ha deciso, invece, di duramente affrontare la minaccia di una morte annunciata. D’altronde, su I Siciliani, si scrive solo di storie d’amore incommensurato per la libera vita: mi intriga pensar del tuo incedere orgoglioso ed irriverente, per un ideale, in una marcia che non si è fermata neppure dinanzi alla tua morte. Mi piacerebbe raccontar la sensazione di libertà che solo chi si abitua a scegliere può possedere come un pericoloso vizio, della paura che non soffoca, custodita gelosamente per dar fiato invece alle denunce. Scriverei dieci righe da trasformare in una preghiera laica, che rivolgerei a chi non ha mai saputo placare la sete di giustizia. Scriverei di più, se solo avessi il tempo che, invece, in Sicilia corre veloce, o lentamente e questo a seconda delle vite. Anche qui, come a Cinisi, certe pratiche, e le indagini sulla mia morte, andranno chiuse in fretta, almeno così ci insegnano i politici: altrimenti i cavalieri chiudon le fabbriche e le portano via, su al Nord, al solo pensare che a Catania, sì anche a Catania, la mafia esiste. Attenderei due generazioni, per poi chiedere: fa davvero meno male non parlarne?

Tuo Pippo. 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *