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L’ora del dovere. 2020 e non più 2020.

Abbiamo a lungo parlato – in interminabili video chiamate – dell’Annus Horribilis della nostra Calabria. Siamo degli esseri abbastanza pensanti – niente di eccezionale si badi bene – e la nostra testolina non riesce a smettere di chiedersi incessantemente, quasi come in una tortura da girone dantesco, ‘perché’.

Il ‘perché’ ha tanto a che fare con quello che abbiamo dentro, ma soprattutto con quello che vediamo intorno a noi.

‘Cambia te stesso per cambiare il mondo’. Non ci abbiamo mai creduto e, almeno per salvaguardare la tanto bistrattata coerenza, non abbiamo intenzione di iniziare a crederci oggi. Quello che sta fuori è, per noi, più importante di quello che abbiamo dentro. Il benessere della comunità è più importante del benessere del singolo. Mai ci rassegneremo alla narrazione della vita come una battaglia per l’affermazione dell’interesse e del vantaggio individuale. Narcisismo, egocentrismo, auto-referenzialità, egoismo, sono malformazioni dell’ego che mal si conciliano con la nostra idea di come il mondo dovrebbe andare. Sappiamo, magari, di sbagliare, ma di uomini soli al comando – anche se dovessero essere i più capaci di sempre – si muore.

Nonostante ciò, due battute su quello che abbiamo dentro sono forse necessarie. Abbiamo spesso riflettuto se i talenti che ci riconosciamo non fossero soltanto un’illusione. Potrebbero esserla, ma – è questo il nostro primo augurio per l’anno nuovo – vi auguriamo di vero cuore di continuare a coltivarli. Qualunque sia il vostro talento, per quanto non vi possa essere riconosciuto, ve ne preghiamo, continuate a crederci. Avete il dovere di continuare a splendere. Splendete, splendete, splendete (cit.), con tutta la forza di cui siete capaci. Chi vi ama vi seguirà, il resto è solamente contorno.

È stato un anno complicato per tutti, ma in Calabria – spinti probabilmente dalla nostra genetica propensione all’esagerazione – abbiamo veramente dato il peggio.

Inutile ripercorrere tutte le notizie di cronaca, di fronte a cui non sapevamo se dover piangere o ridere. Anche se, molto sinceramente, col senno del poi non c’era proprio nulla di divertente.

Questo è però un post sul futuro. Il 2020 è stato quello che è stato. Ci auguriamo infatti – ed è questo il nostro secondo augurio – ‘2020 e non più 2020’.

Col nuovo anno la musica deve cambiare. Ne va della sopravvivenza – morale, ma anche materiale – della nostra comunità.

Perché ora?

Perché ora, esattamente ora e non più tardi, è il momento in cui devono prevalere le ragioni del dovere, anche innanzi le ragioni del Bene e del Male (cit). Queste ultime spesso esasperate, affidate ad una discussione che resta un mero esercizio di stile, quando non conclusa da un pragmatismo che solo può essere figlio di una consapevolezza: l’essere di fronte all’ultima battaglia possibile. Prima del definitivo abbandono, per questa Terra, alla non dignitosa inciviltà, a cui i calabri sono stretti e confinati. Vi auguriamo di non rassegnarvi mai, di non lasciarvi trascinare a fondo dalla retorica del ‘non cambierà mai nulla’. Leggete, Scrivete, Ribellatevi, Combattete come leoni per quello in cui credete. Ora e non più tardi è il momento.

Perché ora, esattamente ora e non più tardi, è il momento di una rivoluzione di mentalità più che di schemi. La logica del preferiamo Tizio perché porta più voti di Caio ha prodotto questo sfracello. Sentiamo il bisogno una rivoluzione che – mettendo da parte, nel piccolo come nel grande, le maleodoranti strutture di potere politico/criminale – sia di tutti e con tutti coloro che possono dare, senza prendere, qualcosa a questa terra.

Una rivoluzione che metta da parte le prerogative individuali dei tanti che hanno gridato di aver ciascuno le soluzioni in mano, per poi mostrarsi vuoti perfino nello spirito. Ci siamo persi nelle chiacchiere se il Nuovo Bene promesso da qualcuno fosse davvero bene per tutti; o se il Vecchio Male fosse addirittura meglio. Ci siamo fermati a litigare e, nel mentre, sulla Calabria si decide in fretta e lo si fa lontano. Più che una commedia, in scena è il melodramma del commissariamento sul futuro, che non è in mano ai Calabresi.

Porti, il 2021, ai governanti la possibilità di scegliere ed il tempo dell’autodeterminazione, per tutti, per ogni simbolo. Ai governati la capacità di smettere il tempo del giudizio contrario ed accogliere il tempo della ragionevolezza.

Felice Anno Nuovo e Buona fortuna. Ne abbiamo davvero tanto bisogno.

Domenico Giannino – Ideatore –

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo.
Sono dottore di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università della Calabria. Vivo a Londra dove – oltre and insegnare diritto in diverse università – sono ricercatore presso l’Institute of Latin-American Studies. Da diversi anni collaboro attivamente con vari blog in Italia e nel Regno Unito, scrivendo di politica, diritti umani, beni comuni e tutela dell’ambiente.

Salvatore Remorgida – Lead Editor –

Meridionale, osservatore critico per passione, studente in Giurisprudenza

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