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Plastic Pollution in Guna Yala: Who is Responsible?

The things that strike people who visit Armila, the most southern Guna community of Guna Yala, are what you would expect them to be; the children constantly laughing, the clear crystal waters and the lush fertility of the jungle. But one other thing that is unexpected: the arrangement of colours, shapes and nationality of plastics. Upon arrival, you are greeted by the discarded plastic trash on the shore, which is then thankfully over shadowed by the laugh of children playing in the river. Nevertheless, plastic doesn’t ever really fade away. It’s a constant grey cloud hanging over the village.

The reason why there’s plastic on this beach is because there is no tourism as of yet in Armilia, so there is no need to clear the plastic waste out of sight. The only time the beaches get cleaned by humans is when the Land Turtles come to lay their eggs in the sandy banks, which is done by the Guna people themselves. It’s a very time demanding job, and the Guna need to work, farm and look after their families: they don’t have time to go up and down the beach cleaning it everyday of the year to then receive more plastic the following day.

Me being … lefty?… assumed it all came from abroad and the Panama canal, what I also witnessed was the people of Armila dumping waste on the beach. A few people on the residency were disgusted by this and were quick to bring up the blame game and pointing the finger at the Guna. I couldn’t believe it. The people who live off, rely on and respect Mother Nature the most surely wouldn’t then poison her? Surely, there’s something more that is going on than what meets the eye here.

Nacho, our local reference person there and one who represents the people of the village, said that people in Armilla are use to their food source being wrapped in biodegradable material, like banana skins, coconut shells and fish scales. Not plastic, metal, card… Oh and more plastic. They don’t realise the harm that is caused by chucking these plastics on the beach. There isn’t enough education here on what climate change actually is and the negatives of plastic. The other problem is that there is no way for them to recycle or get rid of their waste properly. There are no roads to Armilia and everything arrives on twelve-man boat. They don’t get that much choice on what they can buy, there’s no whole foods supermarkets with zero waste options for them to buy from, the only ‘zero waste’ items they have are what they can grow in their Finca (their farm inside the jungle).

So what? Some say it’s up to the companies selling these products, to take responsibility and give people a choice or pay for a waste system since they are the ones making the waste a problem. For example in the past, when you purchased product in a glass bottles you had to look after the glass and give it back to the store so you would get some money back. (Then the store would send back the bottle to be reused, as it happens now in Germany with the recycling scheme for most glass and some plastic bottles). This is something that use to happen here in England and the US as well. But then the big companies like Coca Cola realised that it was costing them a lot of money, so decided to move away from glass to plastic so to save on transport, cleaning and re-filling. Then the companies blame the trash on societies, saying they should be held more responsible for their waste. I’ll leave link at the bottom of the page to how they managed to trick us into blaming ourselves. This is a shared problem between the West and Latin America. We need to get these companies to re-use, take responsibility for their products and pay that extra price… rather than making the environment pay instead!

Le cose che colpiscono le persone che visitano Armila, la comunità Guna più a sud di Guna Yala, sono quelle che ti aspetteresti che fossero; i bambini che ridono costantemente, le acque limpide e cristalline e la giungla rigogliosa e florida. Ma un’altra cosa è inaspettata: la disposizione dei colori, delle forme e delle nazionalità della plastica. Appena arrivati, si è accolti dai rifiuti di plastica gettati sulla riva, che fortunatamente sono nascosti dalle risate dei bambini che giocano lungo il fiume. Tuttavia, la plastica non scompare mai davvero. È una nube grigia e costante che minaccia il villaggio.

La ragione per la quale c’è la plastica su questa spiaggia è l’assenza del turismo ad Armila, per cui non è necessario togliere dalla vista i rifiuti di plastica. L’unica occasione in cui gli umani puliscono le spiagge è quando le tartarughe terrestri vengono a deporre le uova sulle sponde sabbiose, ed è ciò che viene fatto dagli stessi Guna. È un impegno che richiede tanto tempo e i Guna hanno bisogno di lavorare, coltivare e curarsi delle loro famiglie: non hanno molto tempo per andare su e giù per la spiaggia e pulirla ogni giorno dell’anno per poi ritrovare, il giorno dopo, ancora plastica.

Essendo…di sinistra?…convinta che venisse tutto dall’estero e dal Canale di Panama, ho constatato che anche gli abitanti di Armila buttavano i rifiuti sulla spiaggia. Alcuni residenti, disgustati da tutto ciò, hanno fatto subito da scaricabile puntando il dito contro i Guna. Non potevo crederci. Le persone che vivono, si affidano e rispettano Madre Natura, sicuramente non la inquineranno? C’è, di sicuro, qualcosa di più che va oltre ciò che riusciamo a vedere.

Nacho, nostro referente locale e uno dei rappresentanti del villaggio, dice che il popolo di Armila è abituato ad alimenti avvolti in materiale biodegradabile come bucce di banana, gusci di noci di cocco, e squame di pesci. Non plastica, carta…Oh e ancora plastica. Non realizzano il danno causato dal lasciare questa plastica sulla spiaggia. Qui non v’è abbastanza informazione su cosa siano attualmente i cambiamenti climatici e le conseguenze negative della plastica. Un altro problema è che non c’è modo per loro di riciclare o di smaltire correttamente i rifiuti. Non ci sono strade per Armila e qualsiasi cosa arriva tramite barca. Non hanno molta scelta su ciò che possono comprare, non ci sono supermercati con possibilità di “rifiuti zero” dove andare a fare compere, gli unici elementi “rifiuti zero” che hanno sono ciò che possono coltivare nella loro Finca ( la fattoria dentro la giungla).

E allora? Alcuni dicono che spetti alle aziende che vendono questi prodotti, prendersi la responsabilità e dare alle persone una scelta oppure pagare per un sistema di gestione dei rifiuti dato che sono coloro che rendono i rifiuti un problema. Per esempio, in passato, quando si acquistava un prodotto in una bottiglia di vetro, si riservava il vetro per restituirlo al negozio in cambio di un po’ di soldi. (Poi il negozio restituirebbe la bottiglia per essere riutilizzata, come accade ora in Germania con lo schema di riciclaggio per la maggior parte del vetro e per alcune bottiglie di plastica). Questo succede qui in Inghilterra e anche negli Stati Uniti. Ma poi le grandi aziende come la Coca Cola si son rese conto che costava un sacco di soldi, così hanno deciso di passare dal vetro alla plastica per risparmiare sul trasporto, sulla pulizia e sul rifornimento. Quinidi le aziende danno la colpa della spazzatura alle società, sostenendo che dovrebbero essere ritenute più responsabili per i loro rifiuti. Lascio in fondo alla pagina il link che dimostra come siano riusciti a dar la colpa a noi stessi. Questa è una problematica condivisa tra Occidente e America Latina. Dobbiamo fare in modo che queste aziende facciano ri-utilizzo, si prendano la responsabilità dei loro prodotti e paghino quel prezzo in più…piuttosto che far pagare l’ambiente invece!

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