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#LaTrattativa, il docufilm della Guzzanti che raccontò la resa dello Stato

Oggi è stata una una giornata importante: oggi si è riconosciuta anche la rilevanza penale di una condotta già, comunque, immorale, inconcepibile. Oggi, con questa prima sentenza, si è riaffermata la unica supremazia dello Stato che vuol essere Stato di diritto, a dispetto di ogni altra istituzione che in esso non può, o non dovrebbe, trovare legittimazione alcuna, ancor meno che essa arrivi da uomini dello Stato. Così, scrivevo, a riguardo, su Infooggi:

#LaTrattativa, il docufilm della Guzzanti arriva a Catanzaro


CATANZARO, 17 FEBBRAIO 2014
 – Non lo troverete facilmente nei multisala:#LaTrattativa, docufilm a firma Sabina Guzzanti, per i cinema d’Italia c’è passato poco o nulla. Una narrazione su un’epoca buia della nostra Repubblica, racconto di un’altra verità sulle stragi mafiose degli anni 90 che ha trovato spazio nei meetup a Cinque Stelle di tutto il Paese, aperto alla visione di chiunque fosse interessato a saperne di più sulla Trattativa Stato-Mafia.
Alla Casa delle Culture nel Palazzo della Provincia di Catanzaro, il meetup locale Territorio a 5 Stelle ha acceso la proiezione del film della Guzzanti. Ottima la risposta della città, tant’è che gli organizzatori si sono ripromessi di ripetere l’evento per consentirne la visione anche a coloro che, per motivi logistici, non hanno potuto prendere parte all’incontro.La Trattativa Stato-Mafia. L’intento di Sabina Guzzanti è quello di, attraverso la pellicola, accendere i riflettori su una vicenda della quale si parla poco ma che, se confermata dagli organi preposti a giudicare, ha dei risvolti drammatici: uno Stato che si genoflette dinanzi alla mafia. La reazione di Cosa Nostra al maxiprocesso contro la mafia messo in piedi da Giovanni Falcone, in cui sono imputati tutti gli esponenti di spicco delle cosche, come Totò Riina e Bernardo Provenzano, è una reazione di forza: da lì a qualche mese, la cupola ordina una serie d’attentati che costeranno la vita a Giovanni Falcone stesso, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, numerosi altri uomini di giustizia e degli uomini delle loro scorte. “Fare la guerra per fare la pace“, affermerà Riina. Secondo i sostenitori della tesi della trattativa, apparati dello Stato, in quel momento allibito ed impotente dinnanzi al sangue dei giudici-martiri, scelgono la strada dell’avvicinamento alla mafia per chiedere un cessate il fuoco. Paolo Borsellino dirà: “Trattare con la mafia è la negazione stessa della battaglia condotta da Falcone“. Uomini chiave della trattativa sono Mario Mori e Giuseppe De Donno che, tramite l’ex-sindaco di Palermo VitoCiancimino, secondo le loro dichiarazioni all’insaputadei vertici dell’Arma e della magistratura, cercano di agganciare nientemeno che Totò Riina. Il Capo dei Capi risponde col famosissimo papello, foglio in cui elenca le richieste delle cosche. Secondo la Guzzanti, ha così inizio la trattativa Stato-Mafia, storia confermata anche dalla Corte D’Assise di Firenze nella sentenza contro il boss Tagliavia: ‘una trattativa indubbiamente ci fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des. L’ iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini della mafia‘, si legge nelle motivazioni.
Sulla stessa trattativa indaga oggi il pool di Antonino Di Matteo della Procura di Palermo: non si indaga sull’esistenza della trattativa stessa, esistenza già confermata anche dalle sentenze definitive dei Tribunali della Repubblica sulle stragi di CapaciVia D’Amelio e Via dei Georgofili, ma se la trattativa stessa costituisce violazione degli articoli 338 e 339 del Codice Penale, cioè se essa abbia costituito o meno ricatto verso il Corpo politico-amministrativo dello Stato.
L’accusa che lancia la regista del docufilm è che i vertici dello Stato di allora fossero a conoscenza degli elementi della trattativa e che, insieme a protagonisti del recente passato politico della Repubblica, abbiano volutamente tenuto nascosta la verità.Al termine della proiezione, l’intervento della stessa Sabina Guzzanti, del parlamentare grillino Paolo Parentela e dell’eurodeputata calabrese Laura Ferrara. Forte ed accorato anche il richiamo alla legalità di Nicola Gratteri, magistrato in prima linea nella lotta alle organizzazioni mafiose, operante in quel di Reggio Calabria.

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