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Un calcio in culo alle lobby, allora #IoVotoSi

Ho sempre avuto una incommensurata devozione per il mare. Strano, visto che non sono nato a stretto contatto con le splendide spiagge basse e sabbiose del medio Ionio. Ciò nonostante ne ho, invece, col tempo, colto un aspetto per me ormai sacro, per rituali a cui non rinuncio convinto di trarne realmente il suo spontaneo dono: il ripetersi paziente dell’infrangersi sulla battigia delle onde, nel conciliante silenzio d’una spiaggia d’inverno. La pazienza e la perseveranza. Ambiente a cui non rinuncio mai, quando ho bisogno di raccogliere le idee in vista d’un appuntamento importante: seduto su uno scoglio, il mio prepotente ego incontra il raziocinio. E forse questa personale devozione ha plagiato le mie opinioni, chissà, ma non rinuncio, stavolta, ad un atto devoto di rispetto nei confronti di Mare Nostrum, e di dispetto per chi lo stupra. Invero, il prossimo 17 aprile è segnato da un promemoria sul mio tablet, più che altro per ricordare allo sbadato che c’è in me di recarsi al seggio non dopo le 11, prima della rilevazione della percentuale d’affluenza mattutina, così che essa sia, e non è perversione politica (cioè, non solo), attrattivo invito per tutti gli altri di non disimpegnarsi del dovere di votare, innanzitutto, e poi di votare si, ovviamente.

Ma l’inutilità… Disimpegno. Questo è quello che ha chiesto il segretario del principale partito di governo (che ironia della sorte si fregia come Democratico): astenersi, non votare. Il che già fa pensare tanto e capire troppo per spingere le mie larghe chiappe a starsene comode dinanzi al rincoglionimento domenicale di massa made in D’Urso-Giletti. La paventata e presunta inutilità della vittoria del Si, è tesi dello stesso Renzie: il senso di invitare al non voto, forse, è la paura che questo quorum, con relativa vittoria, possa scomodare qualche amico del giglio magico toscano e dei suoi compagni al governo. Trivellopoli, un Ministro dimessosi per influenze della combriccola dei petrolieri, le lobby. Che, evidentemente, non sono state rottamate, tutt’altro. Logico che sia per qualcuno meglio non andare a votare, ma per la ragione inversa: il tema di questo referendum è troppo importante per i petrolieri amici perché sia raggiunto il quorum e si affermi il Si. Di soldoni per smantellare le trivelle le multinazionali non ne vogliono cacciare, meglio lasciarle lì nei secoli dei secoli (niente sfottente Amen, perché anche il clero, stavolta, si è esposto per il Si) e farle produrre al minimo regime: perché prima di una certa mole estratta e di gas naturale (80 mln di metri cubi) e di petrolio (50mila tonnellate), le attività estrattive fanno guadagnare, in termini di royalties allo Stato, euro zero. Sapevatelo. E lo smantellamento, alle stesse aziende, costa tanti denari. E non si pensi che oltre quelle soglie le royalties siano poi cosi remunerative: 7% del valore della quantità di petrolio estratto, e 10% del gas. In soldoni, su 7 miliardi di utili grazie ai giacimenti fossili italiani, utili alle multinazionali s’intende, 400 milioni sono misero guadagno dello Stato. Royalties infinitamente più basse rispetto ai grandi Paesi estrattori, ma anche rispetto ai vicini Paesi Europei. Concessioni a queste condizioni per chissà quanti anni, per avere quali vantaggi? E mi dovrei convincere dell’inutilità di questo referendum? No. Se posso fare uno sgarro alle lobby, mi impegno. Certamente. Ho letto di una storia tanto nobile e dei ricchi fasti di Kroton, mi sono innamorato dell’esser Magna di quella terra e della mia terra. Ho visto volti crotonesi tagliati dalle lacrime. Mi hanno raccontato di un’Eni che ha preso tanto e dato poco a quella gente, che è anche la mia gente. Mi hanno indicato in mare due trivelle che non gli permettono di pescare nel loro mare, perché è loro e non di una multinazionale, per via delle bocche di pozzo che strappano le loro reti. Delle macchie oleose che giungono a riva, su spiagge che già dei loro colori t’innamori e già con quelli potremmo far le nostre fortune. Le royalties corrisposte alle autonomie locali dovrebbero risarcire dei disagi, e ripagare in investimenti. Estraggono nel nostro Sud da anni, e nulla è cambiato. E, per smontare un luogo comune, nessun prezzo dei carburanti è sceso.

Un condono favorevole alle lobby non lo voterò mai.

Un articolo dettagliato a riguardo, con dati e numeri. http://www.greenreport.it/news/energia/petrolio-italia-le-royalty-piu-basse-deuropa-402-milioni-euro-gli-utili-7-miliardi/

Ma l’indipendenza energetica… Indipendenti non lo siamo ora, altre trivelle entro le dodici miglia già non se ne posson fare per legge, (il quesito interessa lo sfruttamento fino a fine giacimento di quelle venti, o poco più, già operative sotto le dodici miglia, che sarebbero dovute andare a scadenza della concessione), compriamo quasi tutto già dall’estero, visto l’ottuso perseverare sui combustibili fossili. Col petrolio, indipendenti mai. Se anche usassimo tutto il petrolio italiano per gli usi italici, avremmo risorse per 7 settimane. Sei mesi d’autosufficenza per le risorse di gas. Ricchezza? Quale ricchezza e ricchezza di chi?
Ma i posti di lavoro… Bhe, lo ammetto, lì ho vacillato, per merito dell’Opipari curioso, che vuol ficcare il naso in tutt’ e ccose. Però, in realtà, mi son convinto della solo apparente profondità dell’obiezione: ma quanto vale difendere dei posti di lavoro che, comunque appaiono ad esaurimento, quindi senza futuro, se per futuro intendiamo anche quello che va oltre il nostro naso? Termineranno, vuoi per concessione o per giacimento o per contrazione della produzione. Ben poca lungimiranza, penso. Infatti, nell’ultimo anno 900 posti di lavoro in meno nell’attività estrattiva e nel relativo indotto ci son già stati. Eppure il Si non aveva, ancora, vinto… Altri tipi di investimenti sostenibili, provo a riferirmi ad ogni attività green che il nostro mare, lu sule, Eolo, consentirebbero, e che, per forze oscure e forse nemmeno tanto, non sbocciano mai, darebbero più pane agli affamati. “Si, ma gli investimenti sul green potrebbero esserci già oggi, nonostante le trivelle, e con incentivi… “. Certo, ma provando ad immaginare se le 42 volte in più in cui lo Stato rimpingua con finanziamenti pubblici le opere che puntano sul fossile, rispetto agli investimenti sull’azione climatica, fossero destinati a parti inverse, con risorse naturali pressocchè inesauribili, che mondo sarebbe?

E poi, comunque, la salvaguardia ambientale è anche l’essere responsabili nel rischiare il meno possibile. Il nostro mare è un mare chiuso, danni ingenti si creano già ora per i tanti incidenti che avvengono, sebbene siano taciuti dai mezzi d’informazione. Meno trivelle, meno rischi. In attesa di una svolta energetica.

Mi son autoconvinto a sufficienza.
Anche il mio ego è d’accordo.
Il raziocinio gli ricorda che il suo voto vale comunque uno.
Non se lo spiega, ma può bastare.
Voto Si.

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