Site Overlay

I Have a Dream: l’Egitto di #

La recente scomparsa del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni ha portato i media ad occuparsi dell’Egitto e della sua violenta dittatura militare. Ho deciso, allora, di farmi raccontare da un ragazzo egiziano, richiedente asilo nel Regno Unito, come sia vivere sell’altro lato del Mediterraneo. La ‘piccola storia’ di # e della sua conversione al cristianesimo ha incontrato la recente ‘grande storia’ del mondo arabo, ai più nota come primavera araba, rendendolo sia dissidente politico che religioso.

La rivoluzione egiziana del 2011: cosa ne pensi?

La ‘primavera egiziana’ – a cui ho attivamente partecipato – non è riuscita a dare al popolo “pane, libertà e giustizia sociale”, ma, almeno fino al golpe militare del 2013, le persone hanno potuto liberamente manifestare le proprie opinioni: si identificavano dei problemi e si cercavano di trovare delle soluzioni. Al momento la repressione e la violenza governativa è tornata ai livelli di Mubarak.

Perché ti sei convertito al Cristianesimo?

Faccio parte di una famiglia di musulmani moderati e, dopo una parentesi di radicalismo, ho abiurato segretamente la religione islamica. La mia decisione è stata mossa da una serie di ragioni, riassumibili in ciò che sta muovendo la mano assassina dell’ISIL. In seguito ho passato qualche anno considerandomi agnostico, prima di iniziare a leggere la Bibbia. Il messaggio cristiano di pace e tolleranza mi ha catturato, sicché, dopo circa un anno di studio delle scritture, ho deciso di battezzarmi.

È difficile vivere da cristiano in Egitto?

I cristiani copti sono cittadini di seconda classe: gli è sostanzialmente negato l’accesso alla maggior parte dei lavori pubblici; inoltre nessuno dei continui attacchi contro chiese e monasteri viene mai punito dalle autorità. La situazione è ancora peggiore per un convertito che è discriminato non solo dal governo – è, ad esempio, impossibile cambiare la religione sul proprio documento d’identità – dai musulmani, ma anche dalla stessa comunità cristiana, che teme di accoglierlo per paura di rappresaglie.

Dopo aver risposto alle mie domande # mi guarda dritto negli occhi dicendomi “I have a dream”. La sua voce si fa solenne e, come un fiume in piena, inizia a raccontarmi dell’amore per la sua ragazza e della voglia di diventare padre; di ideali di libertà ed uguaglianza; di un mondo di pace e rispetto reciproco; dell’amore per il suo Paese. Quel suo “I have a dream” mi risuona in testa da un po’ di tempo, ricordandomi come sia proprio nei momenti di maggiore difficoltà che si deve avere il coraggio di sognare più forte.    

Articolo originarimente apparso su TAGMAGAZINE

Condividi

Author: Domenico Giannino

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo. Sono dottore di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università della Calabria. Vivo a Londra dove – oltre and insegnare diritto in diverse università – sono ricercatore presso l’Institute of Latin-American Studies. Da diversi anni collaboro attivamente con vari blog in Italia e nel Regno Unito, scrivendo di politica, diritti umani, beni comuni e tutela dell’ambiente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *