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Storia dell’idea d’Europa: ultimo capitolo?

La giornaliera somministrazione di immagini di naufragi e morti nel Mediterraneo col tempo finisce per renderci indifferenti alle sofferenze altrui. È come se il nostro inconscio, quasi a volerci proteggere da tanto dolore, rendesse tali immagini lontane, estranee, astoriche. Eppur così non è.

Non lo è prima di tutto per le forze politiche che – pur spesso ignorando le cause di tale tragedie – propongono dei placebo approssimativi che coprono l’ampio raggio che va dalle ‘ruspe’ al ‘multietnicismo dopato’. Le soluzioni a problemi di tale complessità non sono mai immediate e soprattutto non possono essere esclusivamente nazionali. Ma il tema è caldo quindi perché non trattarlo ad canis cazzum e costruirci sopra fortune elettorali: questa in un paese di ultras politici come il nostro è una strategia vincente.

Non lo è per chi sulla gestione dell’accoglienza migranti ha costruito fortune economiche, spesso nascosto dietro il paravento di un ‘terzomondismo’ ipocrita. In tanti – dalle organizzazioni criminali alle cooperative legate alla politica – cercano di mettere le mani sui soldi destinati alla gestione dei migranti. Pensate alla triste ironia della situazione di questi disperati che pagano delle organizzazioni criminali per garantirsi una traversata spesso suicida e, una volta arrivati in Italia, gli può anche capitare di essere presi in carico da altri criminali: una vera è propria ‘gestione in house’.

Non lo è infine per i tanti volontari ed uomini dello stato che, con tanti sacrifici personali e spesso mancanza di risorse, assistono ed accolgono con abnegazione ed amore i migranti. Il lavoro di questi uomini e donne dimostra l’innata propensione all’accoglienza del nostro popolo, che non dimentica il suo passato e il suo presente di migrazioni di massa. C’è chi parte col barcone e chi con Ryanair entrambi vittime – certamente più sfortunati i primi dei secondi – di quel cancro ben rappresentato dall’immagine della globalizzazione dell’indifferenza, usata da papa Francesco a Lampedusa.

Non lo in quanto è proprio nel Mediterraneo che, insiemi a quei barconi, sta affondando il sogno europeo. Le soluzioni unilaterali nella gestione dell’emergenza migranti non sono di alcuna utilità, anche perché i governi nazionali spesso si limitano a costruire barriere. Un’Europa nata per costruire ponti si è ridotta ad alzare muri e a riempire di soldi governi democraticamente molto approssimativi nella vana speranza che riescano a mettere un freno a tali flussi migratori.

Inutile quanti i muri è la logica dell’accoglienza sempre e comunque che danneggia non solo chi accoglie, ma soprattutto chi scappa, a cui non si ha niente altro da offrire che centri di accoglienza e, ai più ‘fortunati’ di loro, lavori da schiavi. L’autoconsapevolezza dell’Europa, che pensi a se stessa come comunità di popoli e non di mercati e mercanti, assumendo il ruolo e le responsabilità che gli competono nella stabilizzazione del Nordafrica, è  la chiave di volta della soluzione del problema migranti.

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Author: Domenico Giannino

Spirito europeo nato in Calabria su quel pezzo di mare tra Isola Capo Rizzuto e punta Stilo. Sono dottore di ricerca in diritto pubblico comparato presso l’Università della Calabria. Vivo a Londra dove – oltre and insegnare diritto in diverse università – sono ricercatore presso l’Institute of Latin-American Studies. Da diversi anni collaboro attivamente con vari blog in Italia e nel Regno Unito, scrivendo di politica, diritti umani, beni comuni e tutela dell’ambiente.

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