
Siamo stati alla sagra del fungo a serra San Bruno, ve la raccontiamo qui
Siamo stati alla sagra del fungo a serra San Bruno, ve la raccontiamo qui
In un’estate che continua a mangiare i giorni all’autunno, una sagra ci ricorda la ricchezza della nostra terra, così felicemente varia e fantasiosa come la gente che la abita.
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Il mare dei mesi passati ci ha affamato di una frescura che solo la montagna sa offrire e passare dai quasi trenta gradi ai sette è stata un’esperienza liberatoria. Nel farlo, ci siamo ricordati come non sia così facile poter fare lo stesso altrove.
Se salire in montagna spegne una fame, un’altra “si apre” ed è quella più classica per il cibo. È incredibile come questa inizi a premere indipendentemente dall’orario in cui ci si arrivi. E qual migliore soluzione poteva offrirsi a noi se non un evento che sapesse abbinare ad un luogo iconico come le Serre uno dei prodotti che esprimono l’assoluta sincerità di un ecosistema che, oggi più di ieri, abbiamo il compito di preservare? Il fungo, che si appresta a diventare il re di questo periodo, tradisce infatti perfettamente il rapporto dei calabresi con la propria terra. Esso, soprattutto il porcino, non è coltivabile: impossibile regolare il complesso cosmo boschivo dal quale puntualmente emerge. È un vero e proprio regalo della natura.
A proposito, adesso vogliamo denunciare una nota dolente perché, se vogliamo cantare dell’amore verso la nostra terra, bisogna anche passare dall’odio che qualcuno prova a infiammare. Abbiamo respirato troppi incendi e ascoltato troppe sirene. Ogni volta la macchina si riempiva di un silenzio che pareva esalato dai medesimi alberi in fumo, dinanzi allo spettacolo di un cimitero che speriamo si rifaccia vita tra decenni.
Il mare dei mesi passati ci ha affamato di una frescura che solo la montagna sa offrire e passare dai quasi trenta gradi ai sette è stata un’esperienza liberatoria. Nel farlo, ci siamo ricordati come non sia così facile poter fare lo stesso altrove.
Se salire in montagna spegne una fame, un’altra “si apre” ed è quella più classica per il cibo. È incredibile come questa inizi a premere indipendentemente dall’orario in cui ci si arrivi. E qual migliore soluzione poteva offrirsi a noi se non un evento che sapesse abbinare ad un luogo iconico come le Serre uno dei prodotti che esprimono l’assoluta sincerità di un ecosistema che, oggi più di ieri, abbiamo il compito di preservare? Il fungo, che si appresta a diventare il re di questo periodo, tradisce infatti perfettamente il rapporto dei calabresi con la propria terra. Esso, soprattutto il porcino, non è coltivabile: impossibile regolare il complesso cosmo boschivo dal quale puntualmente emerge. È un vero e proprio regalo della natura.
A proposito, adesso vogliamo denunciare una nota dolente perché, se vogliamo cantare dell’amore verso la nostra terra, bisogna anche passare dall’odio che qualcuno prova a infiammare. Abbiamo respirato troppi incendi e ascoltato troppe sirene. Ogni volta la macchina si riempiva di un silenzio che pareva esalato dai medesimi alberi in fumo, dinanzi allo spettacolo di un cimitero che speriamo si rifaccia vita tra decenni.

Prima di arrivare, abbiamo testato l’ospitalità caratteristica delle nostre persone, le quali ci hanno aiutato anche a far manovra, per qualche secondo controllori improvvisati del traffico, orientandoci meglio di quanto l’app Mappe non abbia saputo fare. Anche questi momenti fanno parte integrante dell’esperienza.
Finalmente, per le 20, siamo arrivati in paese. È stato un viaggio piacevole. Le strade montane non saranno delle migliori ma spesso noi calabresi esageriamo nel valutare i tragitti in macchina. A volte basterebbe un po’ di tolleranza in più.
Il parcheggio lì è sovrabbondante e, rispetto ad altre sagre, vuoi per l’ubicazione vuoi perché ci avviciniamo alla bassa stagione, si arriva al cuore della festa in pochi passi, su Corso Umberto I. Lo scorcio che abbiamo percorso ci ha restituito la meraviglia per un bellissimo paese. Gli stand si susseguivano con un ritmo incalzante fino alla piazza dove Radio Serra 98 regalava un’atmosfera adatta anche ai ragazzi. In mezzo, appunto, tanti funghi e – non sorprenda – persone che mangiano funghi, nonché formaggio caprino primosale (purtroppo il taleggio avviluppato nella vinaccia era già finito, “colpa” di Vladi), caldarroste e granoturco. E una ottima band in cui il cantante sembrava la versione vibonese di Ligabue, in senso ovviamente positivo. Ad accompagnare la serata, non potevano mancare vino Cirò e birra alla spina.
Sicuramente qualche pioggia in più avrebbe aiutato la preparazione, ma la sagra s’aveva da fare e possiamo affermare che, nella nostra serata passata tra tagliatelle, porcini fritti, vrasciuole, “crumbel” (siamo certi che si trattasse di un neologismo volontario), zeppole e panini diversamente imbottiti, l’evento si sia svolto eccome. Noi abbiamo assaggiato un po’ di tutto e ne siamo rimasti soddisfatti.
Come detto in apertura, la temperatura ci ha sorpreso, ad alcuni più piacevolmente che ad altri. Ma per l’aria che abbiamo respirata, bisogna intendere qualcosa che vada oltre alla mera constatazione termica. Quella delle sagre è sempre magnifica, queste sono veramente delle invenzioni progettate per vivere un tempo in cui riscoprirsi tutti calabresi, parte cioè di questa terra, legati ad essa da un rapporto viscerale: non è la fabbrica instancabile di sincere squisitezze, ma la fonte originaria della nostra stessa identità.
Prima di arrivare, abbiamo testato l’ospitalità caratteristica delle nostre persone, le quali ci hanno aiutato anche a far manovra, per qualche secondo controllori improvvisati del traffico, orientandoci meglio di quanto l’app Mappe non abbia saputo fare. Anche questi momenti fanno parte integrante dell’esperienza.
Finalmente, per le 20, siamo arrivati in paese. È stato un viaggio piacevole. Le strade montane non saranno delle migliori ma spesso noi calabresi esageriamo nel valutare i tragitti in macchina. A volte basterebbe un po’ di tolleranza in più.
Il parcheggio lì è sovrabbondante e, rispetto ad altre sagre, vuoi per l’ubicazione vuoi perché ci avviciniamo alla bassa stagione, si arriva al cuore della festa in pochi passi, su Corso Umberto I. Lo scorcio che abbiamo percorso ci ha restituito la meraviglia per un bellissimo paese. Gli stand si susseguivano con un ritmo incalzante fino alla piazza dove Radio Serra 98 regalava un’atmosfera adatta anche ai ragazzi. In mezzo, appunto, tanti funghi e – non sorprenda – persone che mangiano funghi, nonché formaggio caprino primosale (purtroppo il taleggio avviluppato nella vinaccia era già finito, “colpa” di Vladi), caldarroste e granoturco. E una ottima band in cui il cantante sembrava la versione vibonese di Ligabue, in senso ovviamente positivo. Ad accompagnare la serata, non potevano mancare vino Cirò e birra alla spina.
Sicuramente qualche pioggia in più avrebbe aiutato la preparazione, ma la sagra s’aveva da fare e possiamo affermare che, nella nostra serata passata tra tagliatelle, porcini fritti, vrasciuole, “crumbel” (siamo certi che si trattasse di un neologismo volontario), zeppole e panini diversamente imbottiti, l’evento si sia svolto eccome. Noi abbiamo assaggiato un po’ di tutto e ne siamo rimasti soddisfatti.
Come detto in apertura, la temperatura ci ha sorpreso, ad alcuni più piacevolmente che ad altri. Ma per l’aria che abbiamo respirata, bisogna intendere qualcosa che vada oltre alla mera constatazione termica. Quella delle sagre è sempre magnifica, queste sono veramente delle invenzioni progettate per vivere un tempo in cui riscoprirsi tutti calabresi, parte cioè di questa terra, legati ad essa da un rapporto viscerale: non è la fabbrica instancabile di sincere squisitezze, ma la fonte originaria della nostra stessa identità.

Quando si vive un evento del genere ci si accorge infatti di star godendo tanto della proposta culinaria quanto del luogo in cui essa si svolge. Quindi, è più corretto parlare di “Sagra del Fungo di Serra San Bruno”, in quanto l’indicazione geografica fa parte del nome proprio dell’evento stesso, non è una informazione ulteriore che si menziona: c’è chi ci va per i funghi, chi per le Serre, chi perché ama le sagre e chi per tutte queste cose insieme. Possiamo confermarlo con notizie di prima mano, in quanto all’interno della nostra stessa comitiva si poteva trovare chi, alternativamente, non amava il freddo montano, i funghi e le strade di montagna.
Ridiscendendo, oltre allo stomaco pieno di buon cibo e d’aria fresca i polmoni, conserviamo rinvigorito un orgoglioso senso di calabresità, la coscienza di far parte di una comunità che crede ancora in sé stessa, che gode nel dare indicazioni a ragazzi che girano persi in cerchio sulle stesse strade di un paese sconosciuto e nel condividere i doni della propria terra.
Perciò, nell’onorare la sagra appena passata, auspico che noi calabresi riusciremo a preservare quelle che verranno.
Quando si vive un evento del genere ci si accorge infatti di star godendo tanto della proposta culinaria quanto del luogo in cui essa si svolge. Quindi, è più corretto parlare di “Sagra del Fungo di Serra San Bruno”, in quanto l’indicazione geografica fa parte del nome proprio dell’evento stesso, non è una informazione ulteriore che si menziona: c’è chi ci va per i funghi, chi per le Serre, chi perché ama le sagre e chi per tutte queste cose insieme. Possiamo confermarlo con notizie di prima mano, in quanto all’interno della nostra stessa comitiva si poteva trovare chi, alternativamente, non amava il freddo montano, i funghi e le strade di montagna.
Ridiscendendo, oltre allo stomaco pieno di buon cibo e d’aria fresca i polmoni, conserviamo rinvigorito un orgoglioso senso di calabresità, la coscienza di far parte di una comunità che crede ancora in sé stessa, che gode nel dare indicazioni a ragazzi che girano persi in cerchio sulle stesse strade di un paese sconosciuto e nel condividere i doni della propria terra.
Perciò, nell’onorare la sagra appena passata, auspico che noi calabresi riusciremo a preservare quelle che verranno.

Opportunità
P. IVA: 03299910806
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